postato da nonelse5th alle ore 01:40 domenica, 07 gennaio 2007

Dopo un sacco di blablabla che sono serviti solo a me è giunto il momento di andarsene per un po'.
Già sto scrivendo molto poco, non perchè abbia smesso di lamentarmi ma perchè mi sono stufato di cercare di parlare e di farmi sentire.
Scriverò ancora se ne capiterà l'occasione, magari una serata da ubriaco o in qualche altra occasione più felice, ma per ora lascio questo blogghettino a morire. Tanto lo trattavo come un diario e non sono mai riuscito ad entrare nell'ottica della community o dell'internet life.
Non so nemmeno cosa dire d'altro, so solo che mi sono sfogato per un anno e ora non ho più nulla da urlare al mondo, non è cambiato un cazzo e sono stufo marcio di cercare appigli.
Da oggi o si sale o si cade, se poi farò un'altra pausa si vedrà.

Grazie a tutti quelli che hanno letto le mie cosucce, ci si sente in giro.
Se vi capita curiosate nella mia pagina di Flickr:

postato da nonelse5th alle ore 18:38 sabato, 16 dicembre 2006

Vette ed abissi l'occhio urla e chiama,
spazi infiniti costringe in abbraccio
per la paura tenendoli al laccio.
Sempre sperando in quel che più brama

ogni stagione affila la lama.
Riposa le membra, cuore malconcio,
come l'ultimo invernal fior d'arancio.
Il tempo silente tesse la trama,

favola di terra e carne composta,
eterno sfilar di cerchi di sangue.
Ma nello spirto qualcosa non sosta,

fuor d'ogni gesto e norma che segue,
urla il ribelle rischiando la posta.
Beffardo 'l sogno ghignando prosegue.

Dario Guzzeloni
postato da nonelse5th alle ore 02:36 domenica, 26 novembre 2006

La giornata della memoria, l'importanza della memoria, per non dimenticare.
Ricordare per non rivivere.

I nostri vecchi lo dicono, loro l'hanno vista sulla loro pelle, l'hanno provato sui loro denti e sotto i loro vestiti. Sono stati giovani come noi ma erano più ruvidi e più aridi. Noi abbiamo muschio folto sulla corteccia, loro un midollo pieno di linfa coperto da legno bruciato dalla vita.
Ma non siamo alberi.
Sotto le loro barbe hanno ferite, solchi e buchi, per questo mi fanno venire in mente alberi antichi, ma sotto hanno sangue come noi, sanguiniamo tutti allo stesso modo. Loro lo sanno e sanno l'odore che ha, noi ne abbiamo solo sentito parlare. Invece per gli alberi è sempre uguale, perchè gli alberi non ricordano.

Ed eccoci qui, noi giovani, quelli che più diventiamo bulli più facciamo fatica a mantenere la memoria, quella importante, quella contro la violenza e il sopruso, quella che ci dovrebbe preservare dall'odio e dall'ingiustizia, dal male. Siamo freschi, attivi e vivaci, forti e promettenti, sicuri e potenti; se chiedi ad un ragazzo se odia ti risponderà di no, se gli chiedi se sa cos'è il dolore ti dirà che lo conosce, ma le risposte non arrivano dal cuore, arrivano dalla ragione, perchè così si dice quando ti fanno queste domande.
Ma basta una ferita piovuta dal cielo.
In mezzo agli atteggiamenti generali nascono continuamente piccole ferite, bastano un incidente, un lutto o una forte pena personale perchè l'odio e il dolore gocciolino piano dalla testa sul cuore, annebbiando la prima e infiammando il secondo.

Si ricorda solo ciò che si è vissuto, si dimentica solo ciò che appartiene.
Con l'oblio arriva il vuoto e allora, senza badare ai ricordi sbiaditi dei vecchi, si ritorna a vivere, soffrire e godere, solo per riprendersi qualcosa da dover dimenticare e qualcosa da poter ricordare.
postato da nonelse5th alle ore 15:43 giovedì, 23 novembre 2006

Ormai quello che mi scassa la vita me lo sono spiegato, l'ho spiegato anche a chi mi sta attorno, qualche volta persino se non se lo meritava o non era il caso, ma fatto sta che l'ho spiegato.

Mi sento solo. Il Guz si sente solo.
E questo è uno.

Mi serve una donna. Al Guz serve una donna.
Okkei anche questo.

Non ho fiducia in me. Il Guz è insicuro.
Via così.

Sono spossato ma tento di tenermi su. Sì Guz, si vede.
Bene.

Oggi ho lavato i pavimenti, fatto la spesa, steso i panni, fatto un giro per comprarmi dei jeans nuovi (ne ho solo un paio sani :-P ). Ho anche messo giù un paio di soggetti di prova per il corso di sceneggiatura e mi sono venuti niente male. Stamattina ho chiacchierato con la mamma di un mio vicino, donna molto sola e con non pochi problemi, e mi ha fatto piacere; ancora più piacere mi ha fatto parlare con una signora che ho conosciuto tramite un'amica in stazione, parlava di sua figlia che ha l'esaurimento nervoso a 17 anni. Poveraccia cazzo.
Deky dice che sono da sposare e scherza, ma lo so che sono da sposare, sono una brava persona io.
Ma mi importa sempre meno, questo mi intristisce un poco.
Continua a piacermi Hesse perchè mi insegna cose che non ho mai sentito e che seguono esattamente cosa sono diventato con il tempo. Niente cazzate, cose solide che si incrociano tutti i giorni, non le frociate esotiche che piacciono a certi fricchettoni (senza offesa, se qualcuno di offende è perchè è permaloso. Io mi offenderei, essendo permaloso, ma tanto mi passa).

Mi sa che non mi sono spiegato per un cazzo, mi sa che mancano le parole, mi servirebbe rifondare babele, smontarla pezzo per pezzo, chiedere perdono a Dio e sperare che mi faccia dono della lingua primigenia, quella che Adamo usava per dare un nome a ogni cosa nuova che vedeva. Ma non si può e io non mi spiego mai niente oltre la buccia.
La polpa io la mangio e basta, se qualcuno la vuole si vada a cogliere i suoi frutti. I miei sono ottimi.

Solo una cosa conta al momento: recuperare le forze e sperare nel prossimo giro di vite.
postato da nonelse5th alle ore 10:06 lunedì, 13 novembre 2006

Il titolo del post non riguarda il post stesso. Avevo in mente un porco dio e l'ho scritto ad alta voce. Scusate.

Comunque...

"Pensavo ai cazzi miei, sguazzavo nei miei guai, io stavo camminando in una strada..." dicono le P.R., quelle che spakkano, non quelle che ti convincono ad andare nei locali. Beh, fatto sta che pure io ieri mi sono fatto un giro, ma visto che avevo voglia di starmene per i cazzi miei e non avendo sbatta di fare i chilometri ho optato per l'isolamento temporale. E cosa cazzo è? Semplicemente invece di andare lontano dalle persone fai in modo che le persone stiano fuori dalle palle e, senza bisogno di fili spinati e trincee, basta andare a farsi in giro in periferia. Ore pasto.
Ieri ho fatto proprio così, sono andato a mangiare a casa di mia zia e, dopo quattro chiacchiere e un po' di pappa buona, mi sono congedato dicendo che dovevo fare quattro cose a casa e poi andare a trovare la mamma in ospedale. Era una scusa visto che di mestieri non ne ho fatti e le visite cominciano alle 4, però mi sono ritagliato giusto il tempo per fare quattro passi nel posto più contemplativo che conosco. Naturalmente senza rinunciare alle comodità di un ambiente familiare e adatto ad un pigrone come me.
Mi sono fatto un giro al cimitero e dintorni. Prima mi sono svuotato dei pensieri più attorcigliati e niente li pettina meglio di fare il giro dei miei defunti. La nonna e il nonno per primi, poi tocca sempre alla zia, quella bella che non ho mai conosciuto perchè è morta giovane madre, e infine lo zio... che però non ho trovato; devono avergli spostato il cubicolo. Chiederò alla mamma dove l'hanno messo. Il giro finisce sempre con quei defunti che dimostrano la non esistenza di Dio (lo scrivo maiuscolo perchè si vede meglio e poi è il suo nome): sono quelle 3 o 4 lapidi vicino al vecchio cancello, quelle dei bambini morti neonati, un giorno, una settimana o pochi anni. Alcuni hanno la foto con gli occhi chiusi, come a dire che non li hanno mai aperti. Mi piacerebbe prendere il papa (questo lo scrivo minuscolo perchè il nome è un altro) e chiedergli se Dio aveva finito la quota di libero arbitrio e di bontà per quel giorno.
Eseguito il rito e ripulitomi lo spirito sono uscito e mi sono incamminato sul viale di fronte al camposanto, in mezzo a campi lasciati a riposo per l'inverno e a un sacco di alberi gialli d'autunno, i piedi a frugare tra le foglie e a farle strusciare. E' una di quelle piccole cose che piacciono alla mia mamma, tipo la prima boccata di pipa (e manco fuma la parente...) oppure l'odore dell'insalata mentre la tagli. Ecco, questo era un piacere simile, solo un po' più fanciullesco e punk. Un ragazzo di 26 anni che sguazza in un mucchio di foglie. Che dire... si diverte ragazzi!!
Vabbè, tra una cosa e l'altra ho passato un'oretta e passa, un po' a guardare i terreni, un po' a camminare sul bordo del marciapiede, un po' a giocare con un cane randagio che potrebbe essere figlio di Boby (chissà ce ha tirato le quoia) e cose simili. Ma visto che mi piace Hermann Hesse e non riesco a starmene sempre nel mondo contemplativo e devo per forza fare avanti e indietro da quello mondano, dpo un po' di tempo i segnali degli uomini mi richiamano alla società. Allora cominci a guardare le macchine che passano, i due vecchietti che fanno la passeggiata per digerire, il solitario che piscia in un cespuglio. Ma la palettata finale verso il mondo che parla e non dice un cazzo, la prima perchè sennò impazzisce e la seconda perchè i falli e i rigori sono sempre quelli da sempre, me la danno tre ragazzine indiane che giocano su un'altalena.
Che belle che erano, coi loro vestiti di seta colorati che tengono caldo come un fazzoletto e un sacco di risate oltre i giubbottini poco esotici ma molto più pratici con il tempo novembrino. Fatto sta che queste urlavano e facevano le sceme come tutte le dodicenni di sto mondo, si attorcigliavano alle catene, si rincorrevano e chiacchieravano. Si sentivano solo loro, briciole di vita più pure di quelle che sarebbero venute con il pieno della giornata. Pure perchè prime e uniche, come il primo tratto di matita su un foglio. Perfetto. Poi il disegno viene fuori una figata, però è complicato e può anche non piacere.
Prima di risalire in macchina mi sono fermato a guardare le ragazzine per qualche minuto e mi sono fatto pure un bel viaggetto mentale sulla più carina; avere aveuto Manara di fianco gli avrei chiesto dei disegni e una storia piccante, ma ero solo e mi sono accontentato di dire a me stesso... che fighella. CBCRCCBRCCB, come dicono i giovani che mi conoscono. Facevano bene i greci dio madonna (questo minuscolo perchè è una bestemmia).
E blablablablablabla...

Comunque sono solo cazzi miei, come dicono quei varesotti.
postato da nonelse5th alle ore 16:53 venerdì, 27 ottobre 2006

UN OMINO DI ARGILLA: è fatto di argilla poco cotta, all'interno è più morbido. All'esterno è rivestito di uno strato più duro che gli dà un'aria imponente, ma basta un forellino e l'argilla cola. Però si secca in fretta se il buco non è troppo grande.

UNA STATUINA DI VETRO: semplice ma molto bella. Si rompe con facilità perchè è molto fragile, non cambia mai, al limite si incrina.

UN PUPAZZO DI STOFFA: tutto cucito e fatto di pezzi di stoffa. Ha tanti dettagli ma la forma generale è confusa, anche se si nota una certa eleganza. Al posto del cuore ha annodato un ciondolo di pietra preziosa scura e brillante.

UN OMINO DI MATTONI: una specie di golem, somiglia all'omino di argilla, ma senza la parte esterno. E' un insieme di mattoni, è molto solido ma se cede una volta crolla rovinosamente.

UN AUTOMA DI BRONZO e FILI: da fuori si vedono tante placche bronzee ben allineate, incastrate con maestria, molto belle e precise nell'insieme. Dentro però è un groviglio di fili che non si smatassano se non interviene qualcuno da fuori.

Ne ho visti altri di pupazzi, omini e statuine, ma li conosco poco oppure li ho visti male. Non vorrei sbagliarmi e scrivere delle cavolate. Però questi li ho visti, e anche se delle cavolate le ho scritte lo stesso a me sembrano abbastanza calzanti come descrizioni.
Diamo al tempo e all'esperienza il compito di correggerle e di aggiungervi i dettagli mancanti.
postato da nonelse5th alle ore 16:32 venerdì, 27 ottobre 2006

Mi alzo una mattina come altre, non faccio colazione perchè è un po' tardi, cazzeggio fino a mezzogiorno.
Tutto bene, dopo pranzo devo andare a cercare lavoro, un lavoretto lo chiamo io, tanto per fare qualcosa in questi mesi che mi separano dall'estate e da un incerto master.
Mangio e guardo un po' di TV, prima Augias e poi i cartoni, tanto per avere qualcosa di ricercato e qualcosa di dolce da mangiare... tra una pietanza e l'altra ci metto un po' di MTV tipo Pimpami la macchina o Gli amici delle celebrità. Il tempo così passa, la digestione pure.
E sono le 3, mia mamma mi cristona dietro perchè sto troppo davanti al televisore e allora mi tocca uscire, ma va bene! Dovevo uscire comunque e andare a cercare questo benedetto lavoro. Mi metto pantaloni, maglietta e felpa e sono pronto ad andare. Fatti i primi passi comincio a ripetermi qualche avvertenza personale: niente lavori pesanti, c'hai provato e non ci resisti, sei una cacchina e non fare il gradasso; attento a orari e posti inculati, hai bisogno di andare a fare il corso di sceneggiatura e di poterti muovere senza macchina visto che sei senza; un'ultima cosa, non ti cagare in mano.
Strano, me l'ha detto anche mia madre, mi ha detto di non aver paura di parlare, di farmi avanti e di chiedere quello di cui ho bisogno. Sembrava un po' un'avvertimento da scolaro, tipo non aver paura di fare domande alla maestra se non capisci. Non ho mai fatto domande io, forse un paio al liceo e un altro paio all'università.
Ma figuriamoci, non mi capita da anni di essere insicuro come alle elementari, non esiste.
...
Conclusione della ricerca di lavoro:
Agenzie di lavoro temporaneo visitate: 1
Agenzie di lavoro temporaneo davanti alle quali mi sono fatto prendere dal panico: 4
Tempo dedicato alla ricerca di un lavoro prima di crollare dal nervoso:  1 ora

Ottimo, davvero ottimo.
Non ci voleva. Brutto periodo + insicurezza + qualcos'altro = panico da vergogna.
Devo solo sperare che mi passi in fretta, possibilmente cercando di darmi una mano. E se non faccio più calcetto, palestra, mercoledismo allora devo trovare qualcosa di diverso. Più sto con me stesso più mi faccio male, non perchè mi succeda qualcosa, ma perchè mi abituo a stare da solo ma prima o poi mi tocca incontrare della gente. Devo mantenere il contatto con l'esterno, sennò sono cazzi.
Eccome se sono cazzi, visti i risultati brillanti di oggi.
...
Tieni duro [nome che ti calza oggi]
postato da nonelse5th alle ore 00:16 giovedì, 19 ottobre 2006

Dicono che non si possano prendere le stelle con un retino per farfalle.
A me piacciono le farvalle.
Pure le stelle.
Non ho mai preso nè farfalle nè stelle.
Perchè continuo ad allungare le braccia?

Il tumore maligno all'utero di tua madre ti cambia la vita.
Che cazzata, cambia molto di più la sua.
La tua vita però cambia con un po' di alcool e qualche figa maledetta.
Basta così poco per essere come si è sempre stati.

Ci sono tre modi per vivere, ma me li sono dimenticati qualche secondo fa.
Porco dio e porca troia.
Madonna no perchè ce n'è una appesa alla parete della camera di mia mamma in ospedale.
Prego per lei, senza parole sacre ma prego.
E fanculo.

PAURA.
Il codice segreto di accesso a una vita di merda, e nemmeno tutta.
Facile vivere una vita di merda, tutta di merda.
La mia vita fa schifo ad ogni istante. Ottimo, me ne fotto o la faccio finita.
No, manco quello. Mi tocca vivere per pochi passaggi estatici.
Quelli di cui parlava mia zia stamattina.
Goditi la vita ragazzo.
Non le ho detto che è tutta questione di figa e di sfiga.
Intendo la mia, quella congenita. Sono uno sfigato del cazzo, in questo senso qua.

Ho lasciato un pezzo indietro.
Aiuto.
Aiuto.
Aiuto.
Aiuto.
No, davvero. Niente cazzate. Aiuto.
Ho lasciato un pezzo indietro, chissà dove, chissà quando.

Rivoglio i miei muscoli cazzo, mi servono.
Ne ho di grossissimi, ma voglio quelli per scopare e picchiare.
Non è vero, quelli per picchiare no, non li voglio.
Se poi è vero che sono gli stessi sono fottuto.
Mi sa che i muscoli li ho tutti, faccio tutto, resisto a tutto.
Mi mancano le palle.

Piango e sono felice.
Rido e mi dispero.
Porco e dio.
Dio e porco.

Fatemi bere due birre all'Honky e poi fatemi parlare.
Avrete cento frasette come quelle sopra.
O interi discorsi.
O un fanculo.
O le mie scuse.

Ma che cazzo sta succedendo?
postato da nonelse5th alle ore 16:48 sabato, 07 ottobre 2006

Sono contento che Ale abbia ripreso a scrivere sul blog.

Io non ho messo ma sinceramente non sono me la sento di scrivere molto, anzi proprio per niente. Vista la mia situazione attuale, perso di fronte ad un futuro quantomeno nebbioso, coperto dalla mia stessa insicurezza e dalla mia magistrale capacità di complicarmi la vita e farmi delle gran seghe mentali, credo di non aver nulla da dire.
La pista del circo è larga e piena di pagliacci, contorsionisti, forzuti, acrobati e domatori, ma alla fine di ogni spettacolo tutti tornano in silenzio alle loro carrozze, e una volta lì si aspetta solo la giornata successiva, si prepara il prossimo numero. Io sono fuori moda, non mi sono aggiornato, il direttore mi guarda storto e i colleghi mi compatiscono. Però l'altro giorno la trapezista è caduta e si è rotta il collo... non dovrebbe succedere, non aveva messo la rete ed è caduta ridendo. Dicono. Io l'altro giorno l'ho vista piangere dietro al tendone degli animali, diceva che le spiaceva per il cucciolo di tigre. Era morto durante la notte.
Però la vita del circo non è male, ne capitano di belle e brutte tutti i giorni, qualcuno se ne accorge e altri no. A parte quella volta quando è bruciato l'elefante... lì si sono accorti tutti. E come piangevano. Per il resto non piangono quasi mai, però io li sento quando passeggio la sera e passo sotto i loro carrozzoni.
Che scemo che sono però... non si dice, non si dice.

Arrivederci cavalli.
Nel film fa ridere ma la canzone in sè e davvero malinconica. Questi sono i miei anni '80.
postato da nonelse5th alle ore 00:09 venerdì, 15 settembre 2006

In youtube se cercate LAITUMA trovate una sacco di versioni di questa canzone finlandese capolavoro, ottima se siete sotto ganja o sotto anfetamine. Non riuscirete più a farne a meno.
A me personalmente rompe il cazzo dopo un po'.. però la versione che ho trovato sul blog di Debbie non me la levo più dallo schermo!!!

BAVAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!

http://www.sinn-frei.com/zensiert/loituma2.swf

COPIATEVELO NELLA BARRA INDIRIZZI CHE SENNO' VI MANDA DA UN'ALTRA PARTE